Courage, Courage - La cura delle parole
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Courage, Courage


Ti chiedi, amica mia, come sarà l’anno nuovo e mentre penso al tuo pensiero mi viene in mente la placida corrente del Nilo, e una feluca senza motore, né direzione, preda della rosa dei venti e delle stagioni.
Sarà che non credo nelle scadenze, e non festeggio il capodanno, peraltro come altri popoli, che non contano gli anni; se chiedi a un indonesiano l’età riceverai solo un sorriso, in cambio.
Non credi sia buffa l’ansia collettiva imposta dal calendario?
Piuttosto che scrutare le stelle tra dicembre e gennaio, non sarebbe meglio guardarsi dentro tutte le sere, chiedendosi magari com’è andata, come non è andata, abbiamo preso qualche buca, per strada, se si, quale? Tanto per prenderne di originali, domani. Tanto per evolvere, e crescere, ed evitare repliche indesiderate.
Mi ricordo di una lontana parente che per un certo periodo mi chiamava regolarmente per darmi la seguente novella: “E anche questa settimana non è successo niente”.
Come se le cose discendessero dal Pianeta Papalla.
Come se non fossimo quotidianamente davanti alla nostra tela.
Siamo talmente abituati a pensare dentro categorie certificate, lo spumante a mezzanotte, il panettone a Natale, le candeline sulla torta, che se a qualcuno venisse la fantastica idea di offrirci un calice di Moet Chandon un lunedì sera di pioggia del 28 gennaio, così, senza un motivo, ci farebbe strano.
Probabilmente chiederemmo: che cosa festeggiamo?
E’ questo il punto.
Cosa vuoi festeggiare, amica mia, se continui a leggere l’oroscopo in poltrona, la stessa su cui ammuffirai nel nuovo anno, chiedendo che il fato intervenga a far di te altro da ciò che ti fai da sola.
E allora che si fa?
Mi torna in mente una frase strepitosa di Gandhi: “Sii il cambiamento che vuoi vedere”.
Per prima cosa, ti prego, non ti lamentare. Uno dei cataclismi nazionali, ormai noto anche oltre confine, è l’insopportabile tendenza al piagnucolio.
Un fidanzato ti ammorba? Lascialo. Un lavoro ti frustra? Cambialo.
Un amico ti esaspera? Diglielo. Ti piacerebbe sentirti utile? Lavora per un po’ tra i barboni. Riscopri, nelle ore vacue, la bellezza del sacrificio.
E soprattutto: abbi coraggio. Il paradiso è degli intrepidi. Chiediti cosa ti piace, e mettilo in pratica. Cucinare? Invita ospiti paganti, a casa. Scrivere? Allora leggi, tanto, ed impara ad essere consapevole: solo così avrai le parole per raccontare te stessa e il mondo.
E non è vero che tutto funziona con la raccomandazione, quella è la scusa dei bambini pigri, vittime di una società marcia. Lavorare paga. Una mia amica, ex giornalista infelice, figlia di giornalista, ha trovato la sua voce disegnando abiti. Un mio amico è partito per l’India con meno di mille euro in tasca, perché, mi ha detto, con un sorriso da bimbo antico, “io voglio fare le foto e basta”. L’anno scorso ha fatto il pieno di premi.
Lavorare paga. Ma devi scoprire in cosa investire. Il talento, in fondo, è un’ossessione.
Trovatene uno, amica mia, e fagli le coccole tutti i giorni, e fra qualche anno ti farà bere champagne un lunedì 28 gennaio, e non ti chiederai il perché: saprai di meritarlo.